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lunedì 2 aprile 2012

Vittorio Alfieri e la noia dell'animo aristocratico

Tomba di Vittorio Alfieri, Basilica di Santa Croce, Firenze

" Certo, l'andar qua e là peregrinando
ell'è piacevole molto ed util arte;
pur ch'à pie non si vada, ed accattando.
Vi si impara più assai che in su le carte,
non dirò se a stimare o a spregiar l'uomo
ma a conoscere se stesso e gli altri in parte. "

A due secoli dalla scoperta dell'America, l'idea di viaggio si radica sempre di più nella mentalità umana, toccando classi aristocratiche e non. 
A prova di ciò Goldoni, con "La villeggiatura", ironizza su un ceto sociale, né aristocratico né ricco, che imita i nobili in quell'usanza destinata poi a divenire fenomeno di massa.
Quindi il viaggio entra ormai nella vita degli uomini, assumendo la sfumatura di una via di salvezza verso la libertà e di un allontanamento dalle costrizioni civili, causa di noia.
Ed è proprio il tedio il protagonista e promotore degli innumerevoli viaggi di Vittorio Alfieri, i quali, invece di allietarlo, gli lasceranno una leggera delusione e disillusione nei confronti del viaggio stesso.
Spinto dalla velocità, impazienza e melanconia, accusa la lentezza come assassina di ciò che è veramente umano nell'uomo : la passione.
E così, la continua presenza di un'irrequietezza filo romantica e della noia in agguato, Alfieri passa quasi 20 anni della sua vita in spostamenti, alla stregua dell'errabondo, per l'Europa.
Tocca Vienna, Berlino, la Finlandia, Russia, Londra, Olanda, Francia, Spagna. In ognuno dei quali, fra scandali amorosi e duelli, Vittorio Alfieri salirà incosciamente uno scalino verso un'ascesa "kierkegaardiana" allo stato etico e alla costruzione di un sua identità.
Quest'ultima la trovò poi a Lisbona, dove, grazie alla spinta dell'abate Valperga di Caluso, si allontana dalla cecità di un vagare senza meta per intraprendere un percorso più cosciente verso il suo futuro di drammaturgo.

" Del corso triennal noiati e rotti
rimpatriammo al fin, volente Iddio,
dell'Europa quant'è chiariti e dotti
del pari, e il Legno, e il ser Baule, ed Io. "

Così, nonostante non avesse trovato nulla nei suoi viaggi, nulla di plateale che potesse placare la sete della sua irrequietezza, a berne di quelle esperienze fu la sua mente, nella quale vi entra una risolutezza e rettificazione del pensiero.
Infatti i suoi viaggi non termineranno, anzi, inizieranno una nuova fase in cui il loro scopo sarà prettamente improntato alla serietà nei confronti del suo lavoro ed ispirazione. 
Sarà affiancato dalla donna amata, la Contessa di Albany, e dall'amore verso la sua patria ( nel 1786 dopo il suo soggiorno a Parigi scrive il " Misogallo", una ferrea critica ai francesi in un periodo in cui Napoleone iniziava la sua occupazione e conquista territoriale. ).A causa del suo patriottismo Alfieri dovette fuggire da Firenze , nella quale ormai erano arrivati i francesi, per rifugiarsi in un paesino limitrofo.
La vita di Alfieri, subordinata ai continui spostamenti, intona il  preludio alle Modalità esistenziali di Kierkegaard (1813 - 1855 ), allo stadio estetico ed etico
Vittorio Alfieri punta la motivazione dei suoi viaggi nella possibilità di una via di fuga da ciò che è banale, ripetitivo e meschino ma, per quanto esse siano basse, non potrà trarre dall'esperienza un maggior nobile insegnamento ( << Vi si impara più assai che in su le carte >> ). 
Inconsapevolmente abbandona un viaggio errabondo e nebbioso per raggiungere la consapevolezza di se stessi ( << non dirò se a stimare o a spregiar l'uomo/ ma a conoscere se stesso e gli altri in parte. >> ), un viaggio che da fisico diventa interiore, un cammino verso di sé attraverso l'osservazione analitica di ciò che lo circonda.
Insomma, un tributo al primato dell'esperienza sui semplici e statici studi, all'insistente noia di una vita scandita in cerimonie ripetitive e al terrore di immergercisi senza neanche rendersene conto. 
Un tributo ed uno stimolo a seguire ciò che siamo, passione e irrequietezza; degli eterni cercatori che non troveranno mai quello per cui sono partiti ma che si sorprenderanno sempre di vedere quanto, a loro insaputa, il baule si sia riempito.